RECENSIONE – Figlie del Mare

Buongiorno Readers,

oggi una recensione di un libro davvero speciale! Un libro che inizialmente credevo fosse una lettura leggera, invece mi sbagliavo totalmente!

Mi ha colpito parecchio, come potrete leggere dalla recensione, ed è arrivato in un momento in cui ero più ricettiva alle storie forti. 

Ritengo che sia il miglior libro che ho letto sin ad ora quest’anno! Sono queste letture che mi soddisfano maggiormente perché mi lasciano qualcosa di indelebile dentro di me e mi insegnano molto, come questa vicenda a me completamente sconosciuta.

Vi lascio le informazioni del libro e poi ci addentriamo nella recensione:

9788850253913_0_221_0_75Titolo. Figlie del mare
Autore. Mary Lynn Bracht
Editore: TEA
In commercio dal: 30 maggio 2019
Pagine: 366 p., Brossura

TRAMA. Corea, 1943. Per la sedicenne Hana sapere immergersi nelle acque del mare è un dono, un antico rito che si trasmette di madre in figlia. Nel buio profondo delle acque, è solo il battito del cuore che pulsa nelle orecchie a guidarla sino al fondale, in cerca di conchiglie e molluschi che Hana andrà a vendere al mercato insieme alle altre donne del villaggio. Donne fiere e indipendenti, dedite per tutta la vita a un’attività preclusa agli uomini. Nata e cresciuta sotto il dominio giapponese, Hana ha un’amatissima sorella minore, Emi, con cui presto condividerà il lavoro in mare. Ma i suoi sogni si infrangono il giorno in cui, per salvare la sorella da un destino atroce, Hana viene catturata dai soldati giapponesi e deportata in Manciuria, dove verrà imprigionata in una casa chiusa gestita dall’esercito. Ma una figlia del mare non si arrende, e anche se tutto sembra volerla ferire a morte, Hana sogna di tornare libera. Corea del Sud, 2011. Arrivata intorno agli ottant’anni, Emi non ha ancora trovato pace: il sacrificio della sorella è un peso sul cuore che l’ha accompagnata tutta la vita. I suoi figli vivono un’esistenza serena e, dopo tante sofferenze, il suo Paese è in pace.
Ma lei non vuole e non può dimenticare… In Figlie del mare rivive un episodio che la Storia ha rimosso: una pagina terribile che si è consumata sulla pelle di intere generazioni di giovani donne coreane. E insieme vive la storia di due sorelle, il cui amore resiste e lotta nonostante gli orrori della guerra, la violenza degli uomini, il silenzio di oltre mezzo secolo finalmente rotto dal coraggio femminile.

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“Il primo pensiero di Hana al risveglio era sempre il mare. Il rumore delle onde che si infrangevano sulla spiaggia rocciosa. Poi si chiedeva se anche la madre si alzava al levar del sole. Stava preparando la colazione per la sorella e il padre?”

Parto dal presupposto che su questo libro ci sarebbe da parlare per ore, per raccontare i particolari di questa storia e il suo legame con le vicende realmente accadute. Questo romanzo è stato difficile da leggere, per l’argomento di cui tratta. La storia di Hana e di Emi è davvero un pugno nello stomaco.

Sull’ isola di Jeju (Corea del Sud), Hana una è “haenyeo“, donna del mare. Ha imparato il mestiere dalla madre, pescando al largo, immergendosi per ben due minuti in cerca di pesce da vendere al mercato. La Corea nel 1943 è occupata dai Giapponesi e la famiglia della nostra protagonista sa cosa faranno se dovessero trovare lei e la figlia minore, Emiko. Le rapiranno e le porteranno lontano costrette a prostituirsi e a violenze per il piacere dei soldati.

Ma Hana per proteggere la sorellina, si sacrifica, venendo catturata dal caporale Morimoto. Inizia così il calvario di Hana lontano dalla sua famiglia, dove la sua giovinezza verrà distrutta, violata e schiacciata dalle mille violenze fisiche che subirà. In parallelo troviamo la storia di Emiko, ormai ottantenne, che non ha mai dimenticato ciò che la sorella ha fatto per lei, e questo la tormenta. 

Queste giovani vite vennero chiamate dai Giapponesi: Le donne di conforto (Comfort Women). I giapponesi, fino a quando gli è stato possibile, hanno cercato di negare la realtà di ciò che era accaduto.

Come vi accennavo inizialmente, questa storia è stata difficile, dolorosa e a tratti angosciante. Immedesimandomi in Hana, in certe situazioni, sentivo le sue pene e i suoi dolori: soffocamento, angoscia, dolore, paura, rabbia.

Morimoto è uno dei personaggi più ripugnanti di cui abbia mai letto. Mi provocava una tale rabbia che avrei voluto gridargli contro!

Non vi nego che le lacrime ci sono, sia di dolore che di rabbia, perché è una storia che ti entra dentro l’anima. Si avverte davvero forte il senso di ingiustizia e di disgusto verso queste “persone” (anche se è un complimento ma non trovo una parola adatta a catalogarli), che hanno rubato, strappato delle giovani ragazze, addirittura bambine di nemmeno 10 anni, violandole fisicamente ed emotivamente. Queste giovani vite lontane dal calore della famiglia, aspettano che i loro genitori le ritrovino e le riportino a casa, è straziante!

Faccio i miei complimenti alla scrittrice perché, oltre a non essere un argomento semplice da trattare, non è mai caduta nel volgare nelle descrizioni delle violenze, cosa che avrebbero reso la lettura scurrile ed eccessiva.

Non conoscevo questa episodio della storia coreana. Come mi è successo per “Cigni Selvatici” e “Fiore di Neve e il ventaglio segreto“, queste letture aprono gli occhi su un mondo poco conosciuto, di donne che hanno cercato di sopravvivere e di dare voce alle loro storie.

Sono andata a fare una ricerca su queste “Donne del mare”. Ancora oggi praticano questo mestiere, anche se stanno ormai diminuendo di numero. Nel 2016, la comunità delle “Haenyeo“, sono diventate patrimonio intangibile dell’umanità UNESCO.

Le haenyeo iniziano ad immergersi in acque spesso gelide già a dieci anni, imparando a scendere fino a venti metri di profondità e a trattenere il respiro fino a due minuti di seguito. Un azione difficile, che queste donne ripetono per sette ore al giorno. L’addestramento dura per sette anni. Prima di ogni immersione, pronunciano preghiere rivolte a Jamsugut, dea del mare, chiedendole protezione durante l’immersione e una pesca produttiva. Nonostante si tratti di un’attività pericolosa e impegnativa, una Haenyeo viene pagata circa duecento dollari al mese (Fonte Deabyday – Haenyeo, vita e coraggio delle donne del mare della Corea del sud).

Le Haenyeo oggi.

Come accennavo precedentemente, i Giapponesi hanno negato per molto tempo la verità, ancora oggi un riconoscimento totale da parte loro di ciò che è successo a queste donne, non è mai arrivato.

Dall’8 gennaio 1992, ogni mercoledì alcune donne coreane si radunano di fronte all’ Ambasciata giapponese a Seoul in segno di protesta. Tra di loro ci sono anche donne molto anziane che continuano a chiedere al governo il riconoscimento e le scuse ufficiali per quanto successo (si stima che le vittime siano state 200.000, anche se la cifra non è esatta in quanto molte ragazze non sono mai tornate a casa).

Nel 1995 hanno riconosciuto un fondo compensazione per le vittime ma venne chiuso nel 2007 in quanto questo fondo era sostenuto da donazioni private e non dal governo stesso. Nel 2015 dal governo di Shinzo Abe è stato stanziato un altro fondo per le vittime ma senza che il governo giapponese ne sia coinvolto e poco dopo anche questo è stato chiuso.

Le storie di queste donne sono venute a galla grazie alle loro testimonianze ma soprattutto grazie alla voce di donne ccome Jan Ruff-O’Herne, ragazza olandese, che confermò ciò che le donne coreane avevano subito, rapita e vittima lei stessa di quelle violenze.

Molte storie sono state raccontate su orrori, brutalità, sofferenze e inedia delle donne olandesi nei campi di prigionia giapponese. Ma una storia non fu mai raccontata, la storia più vergognosa della peggiore violazione dei diritti umani commessa dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale: la storia delle Comfort women, le Jugun Ianfu.

(Sopravvissuta Jan Ruff-O’Herne)

Esistono diverse statue in memoria di questa brutale vicenda e delle Comfort Women.

Vi consiglio inoltre la lettura sempre di questa vicenda: Storia della nostra scomparsa di Jing-Jing Lee.

E’ stato un articolo abbastanza lungo, me ne rendo conto, ma il tema lo richiedeva.

Voi cosa ne pensate, se avete letto il romanzo? E di questa orribile vicenda?

Ely Aurora – The Heart is a Book ⭐

Pubblicato da theheartisabook1

Cosa significa per me leggere? Leggere è una porta su nuovi mondi, aiuta ad aprire la mia mente e trasportarmi in luoghi dove, forse, non andrò mai, che non ho mai pensato di esplorare e che non esistono. Significa accrescere la mia cultura, leggendo i punti di vista degli scrittori e scoprirne di nuovi. La lettura porta emozioni di gioia, felicità, tristezza, amarezza , riso e pianto. Questo è ciò che rende speciale la mia lettura.

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