Recensione: La colpa di essere nati di Gherardo Colombo e Liliana Segre

“Perché Liliana rende così vivo il ricordo che ti senti
dentro, partecipi delle sue emozioni, insomma ne sei
coinvolto”

Buona domenica readers ⭐

come procede il vostro 2021 e le letture? Io sono piacevolmente sorpresa di quante belle letture ho fatto a gennaio, ecco che ve ne presento una di queste in collaborazione con la Garzanti, che ringrazio tantissimo per la copia digitale di La colpa di essere nati di Gherardo Colombo insieme alla senatrice e sopravvissuta all’olocausto, Liliana Segre.

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Trama. Liliana Segre ha compiuto da poco otto anni quando, nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, le viene impedito di tornare in classe: alunni e insegnanti di «razza ebraica» sono espulsi dalle scuole statali, e di lì a poco gli ebrei vengono licenziati dalle amministrazioni pubbliche e dalle banche, non possono sposare «ariani», possedere aziende, scrivere sui giornali e subiscono molte altre odiose limitazioni. È l’inizio della più terribile delle tragedie che culminerà nei campi di sterminio e nelle camere a gas. In questo dialogo, Liliana Segre e Gherardo  Colombo ripercorrono quei drammatici momenti personali e collettivi, si interrogano sulla profonda differenza che intercorre tra giustizia e legalità e sottolineano la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più.
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“perché senza
solidarietà non ci si potrebbe aiutare l’un l’altro, non
si potrebbe attribuire a ciascuna persona la propria dignità”
 
Il libro è un’intervista a Liliana Segre da parte dell’ex magistrato Gherardo Colombo, che oggi si occupa della riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l’associazione «Sulle regole».
Un intervista fatta di riflessioni e considerazioni sull’emanazione delle leggi razziali in Italia a partire dal 1938, su come le persone si adattarono facilmente a quelle leggi e la conseguenza che ne derivò: l’Indifferenza.
Alcune osservazioni mi hanno davvero colpito; porta ognuno di noi a riflettere e a farsi delle domande.
 
“Mi viene spontaneo riportare quella situazione ai giorni nostri: esistono certo differenze
abissali, ma lo spirito di intolleranza, l’acquiescenza
verso l’eventualità di privare le persone addirittura
della loro identità sembrano gli stessi”

 
Liliana all’età di 13 anni, è stata deportata ad Auschwitz, il 30 gennaio del 1944 insieme al padre, che non rivedrà mai più e che morì, all’età di 44 anni, il 27 aprile dello stesso anno. Lo zio, insieme alla moglie, decide di scappare e lasciare i genitori che vengono arrestati e deportati il 18 maggio del 1944 dove trovarono la morte appena arrivati al campo. Lo zio si porterà per tutta la vita il peso di quella decisione.
Prima di tutto questo, lei e la sua famiglia, erano una famiglia tranquilla che conviveva con il fascismo senza particolari difficoltà. In casa non erano ebrei praticanti ma non sentivano la differenza rispetto alle altre persone che li circondavano. 

Liliana insieme al padre Alberto.
 
Nel 1938  vengono emanate le leggi contro gli ebrei firmati dal duce, Benito Mussolini, e dal re Vittorio Emanuele III. Queste leggi portarono all’espulsione delle scuole per i ragazzi e la privazione di ogni proprietà agli adulti, la confisca dei beni, della libertà e che diede il via all’odio e all’impassibilità dell’uomo.
«Da un giorno all’altro ti dicono: «Sei stata espulsa!». È qualcosa che ti resta dentro per sempre,
io mi caricavo di sensi di colpa e di domande: «Ma cosa avrò fatto di male per non poter più andare a scuola? Qual è la mia colpa?».
Ecco qui sorge la domanda, che mi posi io stessa poco tempo fa quando per curiosità feci una ricerca su queste leggi, e che ritroviamo nel libro:
La legge ha creato un pregiudizio o ha interpretato un pregiudizio latente che già esisteva? E perché il pregiudizio che la legge contiene viene accolto?
Fintanto che il diffuso pregiudizio della discriminazione è disapprovato dall’ipocrisia dei principi ufficiali, la discriminazione rimane sotterranea e praticata di nascosto. Ma quando si scopre il velo dell’ipocrisia il pregiudizio dilaga”.
 
Il Pregiudizio « Loggia Giordano Bruno
 
Queste sono alcune delle riflessioni che questo libro ci regala, oltre alla storia di Liliana e il suo vissuto ad Auschwitz (il rituale giornaliero, le marce della morte, l’umiliazione) e come dovette affrontare il ritorno a casa e ritrovare la vita.
Liliana dice: Io ero un animale ferito, che era stato ferito volontariamente da altri esseri umani. Avevo
bisogno di aiuto. Avrei avuto bisogno di essere compresa, che mi si mostrasse amore nonostante il mio aspetto […] Era un’impresa reimparare a vivere in un consesso civile e a mangiare educatamente a tavola, io che avevo frugato nei letamai per trovare qualcosa di cui nutrirmi.
Dopo più di 40 anni Liliana sente che è l’ora di testimoniare e raccontare la sua esperienza nei campi e lo fa a piccoli passi, prima in un piccolo gruppo di persone e poi nelle scuole di fronte ai ragazzi. 
Mi faceva bene aprirmi alle scuole e quindi conoscere ragazzi e cominciare a vedere le loro reazioni, il loro atteggiamento nei confronti miei e di quel che dicevo […] parlare mi ha aiutato tantissimo,
perché portarsi dentro tutto è duro”.
Liliana si batte affinché non prevalga più l’indifferenza, quella indifferenza che ha portato a morire e soffrire milioni di persone. 
 
L'indifferenza, ancora. Liliana Segre, superstite di Auschwitz, nominata  senatrice a vita exibart.com
Memoriale della Shoah, al binario 21 della stazione centrale.
 
Ci sono tante cose da dire, la storia di Liliana è forte e ricca di riflessioni.
Anche se le parti di Gherardo Colombo a volte risultano un po’ più difficili in termini “politichesi”, trovo che sia un libro assolutamente valido
Vi invito a leggerlo e ponderare sulle sue parole. 
Dopo la lettura di questo saggio ho visto un intervista fatta l’anno scorso a Che tempo che fa della senatrice. Sentirla parlare è stato ancora più profondo. Una donna di grande forza, gentilezza e profondità, oltre che di grande educazione.
Il 9 ottobre 2020 pronuncia l’ultimo discorso pubblico.
 

Sei la testimone che della
cultura dell’occhio per occhio, dente per dente ci si
può liberare. Indichi, partendo dalla testimonianza
della tua esperienza, che esiste una strada diversa, e
pertanto la rendi possibile.


The Heart Is A Book ❤📚

Pubblicato da theheartisabook1

Cosa significa per me leggere? Leggere è una porta su nuovi mondi, aiuta ad aprire la mia mente e trasportarmi in luoghi dove, forse, non andrò mai, che non ho mai pensato di esplorare e che non esistono. Significa accrescere la mia cultura, leggendo i punti di vista degli scrittori e scoprirne di nuovi. La lettura porta emozioni di gioia, felicità, tristezza, amarezza , riso e pianto. Questo è ciò che rende speciale la mia lettura.

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